• Andrea Cerampelo

Home: casa matta


HOME: Una casa di pazzi

Quale modo migliore per sconfiggere i germi dell’influenza, se non quello di andare a fare l’untore in bel un cinema d’essai? Detto fatto io, Emi e Kia si va all’Oxer che è un signor cinema e mi domando come mai in un bel posto come quello non c’è pure la sala per il porno d’autore che io mi farei l’abbonamento, ma sorvoliamo. Anche i bagni sono puliti e lindi che ti ci specchi e ti viene proprio voglia di farci la cacca e la pipì volentieri… ma vabbè.

Sono le 18e30 e in Sala1 proiettano “Home” di Ursula Meier (che io già l’ho sentito ‘sto nome, ma non ricordo dove) e paghiamo il biglietto e ci fiondiamo dentro correndo come i maratoneti a New York e tirandoci gomitate l’un l’altro per accaparrarci i posti migliori, saltiamo i gradini e le transenne e ci si siede al centro preciso della sala che tanto è vuota.

I titoli del film partono (e nemmeno salutano) e la storia inizia che c’è una famiglia francese tutta mezza nuda che si fa il bagno e si ride e si scherza ed io subito adocchio già nel primo minuto di film l’attrice che fa la sorella maggiore che mi piace una cifra che ci avrei dormito insieme per dodici anni di seguito. Ma sorvoliamo.

In pratica, perché il film “Home” si chiama proprio “Home”? Perché a finale il protagonista vero del lungometraggio è la casa di questi (la “home” per chi non mastica manco le basi dell’inglese).

Mi spiego meglio: La famigliola vive da tipo dieci anni in una casa abusiva ai margini di un tratto di autostrada che non è stato mai attivato e quindi tutto da paura: Il figlioletto Julien va in bici bello spensierato sull’autostrada senza che lo schiaffano sotto; la figlia grande prende il sole in costume mentre si sente i Metallica a tutto volume; la figlia di mezzo sta bene, ride e scherza pure se è fissata con la matematica; la madre è bella e felice che nun fa un cazzo però almeno si gode il panorama; il padre ogni sera va a buttare la monnezza fuori casa e si fuma una sigaretta seduto su una poltrona in mezzo all’autostrada deserta. E poi c’è il gatto di casa che magna, caca e piscia in libertà e senza problemi che tanto che je frega a lui, pulisce la padrona.

Poi il dramma: arrivano gli omini dell’ANAS e asfaltano l’autostrada, spostano tutti gli oggetti che stavano in mezzo alla strada, mettono lo spartitraffico tra le carreggiate, ai lati ci mettono la recinzione che prima bastava attraversare la strada e se poteva pijà il pulmanino e mo’ se deve fa’ la corsa ad ostacoli (sempre che arrivi dall’altra parte e nun te mettono sotto) e poi levano la parabolica che senza di quella non si sente più Radio Deejay ma solo Isoradio e bellebbuono iniziano a sfrecciare una marea di automobili che come avrete capito hanno riaperto l’autostrada.

E il figlioletto Julien (che era il più normale tra tutti) sbrocca a fumarsi i gas di scarico; la figlia grande, a rischio di far fare un incidente al minuto a quelli che guidano, continua a prendersi il sole che è la più figa di tutti; la figlia di mezzo inizia a contare tutte le auto, i tir e le moto che passano e nel tempo libero analizza le piante del giardino per vedere quanto smog c’è nell’aria (e poi se magna l’erba, vabbè); per non parlare della madre che a furia de nun fa’ ‘n cazzo tutto il giorno e senti’ solo Isoradio impazzisce ed inizia a non dormire più. Ed il padre allora per non fare l’asociale inizia ad urlare a casaccio perché non può più anna’ a butta’ la monnezza fuori de casa e fumesse la sigaretta sulla poltrona. Ed il gatto de casa gira tutto il giorno in tondo attorno ad un palo, che l’hanno legato al collo con una cordicella e non capisce che più gira in tondo e più la corda si fa corta, e se continua ancora se strozza.

Poi un giorno stanno tutti di nuovo chiappe al vento a tirarsi l’acqua addosso, ma non sono più belli felici come prima e allora il padre sbrocca e dice: “Annamo via che così non pagamo manco il condono!”.

Tutti felici ma la moglie del marito dice: “No, e questa è casa mia! E qui comando io! E io non mi muovo!”. E allora che si fa? Giustamente si comprano mattoni e pareti isolanti e ci si mura vivi. Mi sembra logico.

La figlia figa capisce l’antifona e prima salva il gatto di casa tagliandogli la corda e buttandolo all’aria che così lo schiaccia sicuro un tir, poi si fa rimorchiare da uno con il Ferrarino che passava da quelle parti.

La famigliola si preoccupa un po’ della sua scomparsa ma dopo dieci minuti già non ci pensano più ed iniziano a chiudere tutte le finestre coi mattoni. E non entra più la luce in casa. Diventa una casa oscura che magari era buona per sviluppare le foto. Però c’è un silenzio che fa paura. Non se respira più e non c’è luce in casa… però almeno il frastuono del traffico è sparito, insomma ‘na famiglia de pazzi! L’unico sano era il gatto. In pratica questi stanno dentro ad una pentola a pressione che se uno fa una puzza muoiono tutti. E poi che succede? La figlia grande ritorna a casa, ma vede che so arrivati i muratori e allora va via (che questi i telefoni cellulari no eh?). Poi la mamma si sveglia e dopo che per colpa sua è successo tutto ‘sto casino (perché la nullafacente non se ne voleva anna’ de casa)…beh che fa la pazza? Pija la mazza e butta giù tutti i mattoni! Che s’erano fatti tutti un mazzo così a lavora’, arriva lei bella riposata e fa crolla’ tutto. E tutti escono e si mettono a camminare all’aria aperta. Non a chiappe all’aria stavolta. Ed iniziano i titoli di coda… Insomma un bel film… dove tra l’altro i protagonisti aprono le stecche di sigarette sbattendole sul tavolo, ditemi voi se so’ normali… però vabbè il film è bello, tre palle su cinque, pure quattro forse… ma con un finale che… boh! Però da vedere, ma al cinema.

PS: La versione pezzotta di “Home” a Napoli si chiama “Hommemmerda” (questa battuta non è mia ma l’ho dovuta mettere perché altrimenti perdevo una scommessa e al momento non c’ho i soldi manco per pagarmi un mese d’affitto)

#home #pazzi

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